I CRITERI E I MATERIALI DELL’IMPIANTO ELETTRICO
BIO-COMPATIBILE
La concezione di un impianto elettrico biocompatibile mette in discussione la
metodologia impiantistica convenzionale nella quale, per esempio, è invalso
l’uso di distribuire gli ambienti (compresi quelli notte) seguendo il classico
schema ad anello per il transito delle tubazioni e dei cavi che, talvolta, servono
una quantità smodata di prese, interruttori, pulsanti e dimmer. Di più, quando
ci troviamo di fronte a sistemi di domotica, registriamo la presenza di veri e
propri gineprai di cavi e cavetti, in uso alla concezione post-moderna di completa
automazione delle nostre abitazioni, spesso venduta come unica panacea
in ottica di risparmio energetico. Come facilmente intuibile e, ovviamente,
l’ecobiologia dell’abitare non può prescindere dalla giusta logica del risparmio
energetico , tuttavia, essa sviluppa un criterio di maggior sobrietà dell’impianto
elettrico e stimola i comportamenti virtuosi e le buone elettroabitudini; in altre
parole, si progetta una modalità di installazione molto più essenziale, ma ben
contemperata e meno forzatamente capillare. Si segue la logica dello schema
a stella, ovvero una configurazione d’impianto che prevede il transito delle
linee elettriche avulso dai luoghi di maggior permanenza, come letti, divani,
poltrone e via dicendo. Osservando tale schema viene ripensato anche l’alloggiamento
del quadro elettrico, che andrà collocato in una zona mediana
dell’abitazione, possibilmente rivolto al sud terrestre. Nell’impianto elettrico
bio-compatibile si utilizzano materiali idonei a realizzare il completo contenimento
elettromagnetico, tra questi ci sono i cavi schermati, i centralini e le
cassette di derivazione (o porta frutti) schermati, i disgiuntori di rete, i teli e le
vernici schermanti.
ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE
E BENESSERE VISIVO
Quando si parla di luce, naturale ed artificiale, normalmente si tende a dare
per scontata la sua presenza e la sua funzione, ma ci rendiamo conto della
sua vitale importanza solo quando ne percepiamo la preoccupante assenza.
Pensiamo per un momento ai nostri antenati, essi svolgevano i loro mestieri
di giorno e dormivano quando il sole calava e questo fino a poco più di un secolo
fa. Poi, l’elettricità e con essa l’illuminazione elettrica, hanno rivoluzionato
le abitudini della nostra specie, modificando sensibilmente il nostro ecosistema.
Noi ci occupiamo della luce artificiale, poiché siamo consapevoli che nelle società
cosiddette sviluppate(?), l’uomo trascorre la maggior parte della propria
esistenza negli ambienti chiusi e che, sempre più, occorre dotare questi di
buona illuminazione. Attualmente, sono diversi i pronunciamenti scientifici che
hanno reso evidente la necessità di prevedere una fase di studio e progettazione
per l’illuminazione artificiale delle nostre case; questa fondante condizione,
una volta realizzato l’impianto, contribuisce ad ottenere la salubrità
degli ambienti e ci restituisce la sensazione del giusto comfort visivo. Ciò, determina
nell’individuo uno stato di istintivo benessere, che passa anche attraverso
il piacere estetico di una percezione modificata degli spazi abitativi
e degli arredi. Per guadagnare questa condizione di migliore vivibilità degli
ambienti, è necessario abbandonare la nostra vecchia cultura della luce oramai
vieppiù obsoleta, per adeguarla consapevolmente all’avanzato sapere
scientifico.
L’occhio umano
Questo straordinario organo del nostro organismo, dimostra una grande adattabilità
al fenomeno visivo ma, decisamente, non viene aiutato dalle nostre
scelte di illuminazione. I nostri occhi, raccolgono gli stimoli visivi che ci cir-
ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE
E BENESSERE VISIVO
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condano e li trasmettono al cervello, al quale viene demandata la loro decodifica
attraverso una fase di complesse elaborazioni; queste, trasformano quei
segnali ricevuti in sensazione visiva e, quindi, in emozioni per l’individuo.
Che cosa è la luce ?
Il termine luce proviene dal latino lucem, da luc che sta a significare “splendere”.
Tra le varie interpretazioni date nel corso dei millenni, a noi piace pensare
la luce come un fenomeno fisico che traduce e perciò rende visibile
all’occhio umano la forma, il colore, le dimensioni di tutto ciò che ci circonda.
In sostanza, la luce è una forma di energia elettromagnetica, che in condizioni
naturali proviene dal sole e dalle stelle, viaggia nel vuoto ed attraversa lo spazio
alla velocità di 300.000 Km al secondo: si compone di una gamma molto
vasta di onde elettromagnetiche e, la gran parte di questa, viene poi filtrata
dall’atmosfera terrestre, che opera una vera e propria selezione di onde nocive
per gli organismi viventi, lasciandone passare solo una modesta quantità,
cioè quella visibile all’occhio umano. L’uomo, perciò, è stato progettato per
vivere sotto la luce del sole ed il suo organismo vi si è perfettamente adattato,
traendo da questa energia naturale un equilibrio vitale. In effetti, la luce naturale
e’ dinamica, varia continuamente nell’arco della giornata ed ogni giorno
e’ diverso dall’altro; essa produce sull’organismo una forte stimolazione delle
funzioni endocrine e metaboliche. La fotobiologia è la scienza che studia proprio
questi fenomeni e tutti gli effetti dell’energia luminosa sui sistemi biologici.
Che cosa è la luce artificiale ?
La luce artificiale si è evoluta insieme all’uomo che, attraverso il fuoco, la candela,
il gas ed altri combustibili, è approdato alla lampadina elettrica intorno
al 1870, quando Armstrong realizzò la prima installazione di lampada ad incandescenza,
alimentata da una turbina idraulica. Da quel momento il passo
fu breve ed oggi, ci troviamo di fronte al problema di dotare gli ambienti
(chiusi) di vita della giusta illuminazione, con tecnologie vieppiù avanzate. E’
importante valutare con attenzione e serietà gli effetti prodotti dall’illuminazione
artificiale sul nostro organismo; difatti, un’illuminazione mal progettata,
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o peggio ancora non progettata, può essere causa di notevoli disagi psicologici,
non sempre percepibili, che a lungo andare possono anche sfociare in
vere patologie per il nostro organismo. Ma, se equipaggiare gli ambienti di lavoro
di corretta illuminazione artificiale appare un’impresa non agile, per il necessario
coinvolgimento delle istituzioni, non possiamo dire altrettanto per i
nostri ambienti abitativi, nei quali vi è la possibilità reale ed immediata di avere
l’indispensabile benessere visivo attraverso una corretta illuminazione artificiale.
Purtroppo, però, è invalso l’uso di demandare la realizzazione dell’impianto
di illuminazione a tecnici non competenti o, anche, alla presunta
capacità personale e, questa scelta, determina spesso una condizione visiva
inadeguata negli ambienti abitativi. La realizzazione dell’impianto di illuminazione
in una abitazione deve essere necessaria emanazione di un lavoro sinergico
di studio, progettazione e corretta installazione, condotti da
professionisti qualificati, che devono tenere conto anche delle normative in
essere.
Il progetto dell’illuminazione deve perciò essere considerato come uno degli
aspetti principali della progettazione complessiva di un’ opera.
L’illuminazione non e’ solo un’ opera di “arredamento”, ma un contributo straordinario
al benessere psicofisico dell’individuo. Le luci non devono procurare
abbagliamento diretto, quindi per effetto delle sorgenti stesse, o indiretto, per
effetto di riflessi delle sorgenti su altre superfici. Un impianto d’illuminazione
ben concepito deve assicurare una giusta gerarchia dei vari illuminamenti. La
luce, perciò, va pensata, impostata e dosata: una illuminazione eccessiva può
causare disturbi nervosi, ansia, ipereccitazione e, di converso, una luce piatta
e noiosa può provocare fenomeni di malinconia, stanchezza, depressione,
disattenzione, pessimismo. Il giusto equilibrio ci e’ dato da una illuminazione
varia, equilibrata nel rapporto delle luminanze. Molte volte, guardando il televisore,
ci rendiamo conto della presenza di luci che riverberano sullo
schermo e che non consentono una buona visione, altre volte ci accorgiamo
che non c’e’ sufficiente luce mentre facciamo certune attività, magari in cucina
o nel bagno. E quante volte siamo costretti a guadagnare una finestra per
identificare correttamente il colore di una stoffa o di un oggetto? Le nostre
abitazioni, nella maggior parte dei casi sono esempi di illuminazione inadeguata
e fonti d’inquinamento luminoso e, questo, contrasta apertamente con
i sani criteri dell’ecologia domestica ed ambientale. Consumiamo una quantità
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eccessiva di corrente e per di più non assicuriamo al nostro organismo una
corretta assunzione di luce, nella qualità e nella quantità indicate e necessarie.
Oltremodo, sbagliando, ci limitiamo a sostituire le lampadine tradizionali
con quelle definite “a basso consumo” (che peraltro generano un maggior inquinamento
elettromagnetico), spesso in apparecchi che non sono predisposti
per quel tipo di sorgente. Poi, ancora, acquistiamo apparecchi d’illuminazione
senza conoscerne le caratteristiche tecniche e, una volta installati, ci accorgiamo
che risultano inefficaci allo scopo, pur avendo appagato il nostro senso
estetico (che comunque è aspetto da tenere in considerazione durante la
scelta).
Sebbene il colore rappresenti uno degli aspetti fondanti dell’ente fisico luce,
riteniamo di non poterlo sintetizzare in modo esaustivo per la vastità dell’argomento,
ma ci teniamo a puntualizzare che il colore, se applicato sensatamente
all’illuminazione, riserva una considerevole serie di benefici per il nostro
organismo. Difatti, l’utilizzo di giuste sorgenti di luce con le opportune emissioni
di colori, consente al nostro motore-corpo di funzionare al meglio delle
sue possibilità. L’esperienza visiva del colore è strettamente legata alla nostra
storia ed al nostro portato culturale. Per questo, la corretta illuminazione e la
conseguente assunzione di colore, devono guadagnare di diritto, secondo
noi, un ruolo da protagonista nel quadro generale del benessere psicofisico
dell’individuo e nel pensiero ecologista.
LA CONSULENZA E LO STUDIO DI FATTIBILITA’
PER L’IMPIANTO ELETTRICO BIO-COMPATIBILE
La Consulenza è rivolta a coloro i quali intendano vivere la propria casa in
modo sano e sicuro, guadagnando la migliore salubrità dei propri spazi di vita.
Si inizia con una puntuale indagine conoscitiva delle aree su cui intervenire e
delle eventuali problematiche emerse; si procede realizzando rilevamenti e/o
misurazioni con idonea strumentazione (normative CEI) ed infine viene preparata
una relazione tecnica in grado di individuare gli interventi da realizzare.
Il fine è quello di contenere o annullare i fenomeni di elettrosmog, eliminando
la pericolosa interazione di quest’ultimi con il naturale flusso elettromagnetico
terrestre, invece indispensabile al bioritmo degli esseri viventi.
LA POSA IN OPERA DELL’IMPIANTO ELETTRICO
BIO-COMPATIBILE
L’installazione di un impianto elettrico bio-compatibile deve essere condotta
solo da personale qualificato e competente in materia
Ad oggi, in Italia, è aumentato in modo esponenziale il numero di impianti fotovoltaici
installati, anche grazie al contributo statale del Conto Energia erogato
su base ventennale e alla divulgazione fatta in ottica eco-ambientalista,
che ha sollecitato le consapevolezze di molti cittadini.
Un impianto fotovoltaico consente di sfruttare l’energia pulita e rinnovabile del
sole, convertendola in energia elettrica non inquinante per uso domestico o
industriale; un utilizzo diffuso dell’energia solare, risolverebbe altresì il problema
dell’inarrestabile estrazione di combustibili fossili, divenuta oramai un
vero e proprio saccheggio, che oltretutto nella fase di trasformazione in energia
produce l’immissione nell’atmosfera di agenti inquinanti esiziali per l’ambiente
e la salute dell’uomo. Un impianto fotovoltaico per esempio ad uso
domestico, è costituito da un sistema captante, ovvero i pannelli fotovoltaici,
da una struttura di sostegno e da una serie di dispositivi ausiliari, utili a
trasformare la corrente continua prodotta dal pannello in corrente alternata
ed anche alla stabilizzazione e all’accumulazione della stessa corrente prodotta.
Il sistema non può prescindere dalla presenza di luce solare e la sua
efficienza è strettamente legata alla collocazione geografica del sito d’installazione,
quindi al numero di ore di irraggiamento solare ed all’incidenza delle
radiazioni; ciò vale a dire che le variazioni meteorologiche, come anche l'alternanza
giorno e notte, o il ciclo delle stagioni, ma anche situazioni di inopportune
ombreggiature, sono aspetti che condizionano diversamente la resa
dell’impianto fotovoltaico.
- Sistema captante
Il sistema captante in sostanza è il vero e proprio generatore fotovoltaico,
costituito da una serie di stringhe collegate fra loro e formate da una serie di
L’IMPIANTO FOTOVOLTAICO O SOLARE-ELETTRICO
ENERGIA PULITA E RINNOVABILE
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pannelli collegati fra loro. I pannelli altro non sono che una sequenza di moduli
assemblati fra loro e composti da un certo numero di celle. Queste ultime
sono un po' il cuore del generatore fotovoltaico e sono fatte di fette di silicio
(un elemento molto diffuso in natura) quadrate o tonde; oggi per la produzione
delle celle si impiega prevalentemente silicio del tipo amorfo, policristallino o
monocristallino; queste tre tipologie di silicio presentano delle diverse peculiarità
che determinano l’efficienza di tutto l'impianto fotovoltaico.
- Struttura sostegno
Questa parte dell'impianto serve per sostenere il generatore fotovoltaico e,
normalmente, si predispone con una inclinazione di circa 30° su superfici
piane. È molto importante che questa struttura sia di buona qualità, affinché
la sua funzione di supporto non venga compromessa negli anni dall'azione
degli agenti atmosferici.
- Dispositivi ausiliari
Tra questi c'è il convertitore, detto anche inverter, che trasforma la corrente
continua prodotta dal generatore fotovoltaico in corrente alternata, in modo
da essere fruibile dalle apparecchiature elettriche domestiche; ma possono
anche esserci altri dispositivi come contatori, funzionali alla contabilizzazione
della corrente, regolatore di tensione, batterie ed altro. Questo dipende dal
tipo di impianto fotovoltaico che si è progettato. Che può essere di due tipi.
Impianto a sistema isolato
Questi sistemi fotovoltaici sono maggiormente utilizzati per installazioni in
zone remote o di difficile raggiungimento, non sono collegati alla rete elettrica
e, attraverso un apparato di batterie quindi di accumulatori, garantisce una
erogazione di corrente anche nei periodi della giornata di assenza di luce solare;
la corrente fornita da questo sistema è una corrente continua e per questo
possono essere alimentate solo apparecchiature in corrente continua o,
altrimenti, occorre dotare l’impianto FV anche di un convertitore. Tra le applicazioni
più diffuse, oltre che le abitazioni, troviamo impianti pubblicitari, se-
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gnaletiche stradali, sistemi di illuminazione, alimentazione dei servizi nei camper.
Impianto a sistema in rete
Questi sistemi fotovoltaici presentano un collegamento stabile alla rete elettrica.
Sostanzialmente durante le ore di irraggiamento solare l'energia può
essere utilizzata ad uso proprio e, viceversa, durante le ore di oscuramento
quando cioè il sistema non è in grado di produrre energia, interviene la rete
fornendo al sito la corrente necessaria. La corrente che il sistema produce in
eccesso (rispetto al fabbisogno del proprietario dell’impianto) durante le ore
diurne, viene immessa nella rete di distribuzione del gestore elettrico e, per
mezzo di un contatore, viene opportunamente contabilizzata, così come
quella erogata dal gestore stesso verso il sito. Per questi sistemi non c'è bisogno
di installare accumulatori, quindi batterie, in quanto la rete di distribuzione
interviene nella fornitura di energia elettrica quando non c'è disponibilità
della radiazione solare.
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